Tempismo sbagliato
John Bolton ci dice che Obama sbaglia strategia, la Cina non cederà “l’esclusiva su Pyongyang”
Il tempismo degli Stati Uniti non poteva essere “più sbagliato di così”, dice John Bolton al Foglio commentando la crisi diplomatica tra le due Coree, la visita di Hillary Clinton a Pechino e i toni aggressivi della Casa Bianca contro Pyongyang a sostegno di Seul. “La Cina non vuole abbandonare l’alleato nordcoreano ed è ingenuo pensare che Pechino possa prendere improvvisamente le difese della Corea del sud e quindi schierarsi a fianco degli Stati Uniti”.
12 AGO 20

Il tempismo degli Stati Uniti non poteva essere “più sbagliato di così”, dice John Bolton al Foglio commentando la crisi diplomatica tra le due Coree, la visita di Hillary Clinton a Pechino e i toni aggressivi della Casa Bianca contro Pyongyang a sostegno di Seul. “La Cina non vuole abbandonare l’alleato nordcoreano ed è ingenuo pensare che Pechino possa prendere improvvisamente le difese della Corea del sud e quindi schierarsi a fianco degli Stati Uniti”, spiega Bolton, ex ambasciatore americano all’Onu, da sempre molto duro nei confronti del regime di Kim Jong-il. Nelle trattative incrociate che coinvolgono anche la questione del nucleare iraniano – la bozza delle sanzioni sarà discussa a giugno al Consiglio di sicurezza dell’Onu – la Cina non ha nulla da perdere e, anzi, può permettersi di alzare la posta: “Il tema – continua Bolton – è la pressione americana per far entrare il dossier della Corea del nord nel dibattito al Consiglio di sicurezza. Cosa che non accadrà, perché l’esclusiva con Pyongyang è un asset che la Cina non vuole cedere”.
L’intreccio tra la Corea del nord e l’Iran è sempre più pericoloso. I due paesi hanno un’alleanza strategica – materiale nucleare arriva e parte dai porti della Corea del nord diretto verso l’Iran, e viceversa – e spesso l’approccio diplomatico usato con l’una tende a essere applicato anche all’altro (la bozza in discussione ora contro Teheran è, secondo le indiscrezioni, modellata sull’ultima applicata a Pyongyang). In mezzo ci sta la Cina, che in entrambi i casi vuole difendere sia i suoi interessi sia il suo ruolo nella regione. Gli Stati Uniti fanno pressioni soprattutto sulla rivalutazioni dello yuan – ancora ieri il segretario di stato americano Clinton, e il ministro del Tesoro, Timothy Geithner hanno ribadito la richiesta – e hanno più volte irritato i cinesi con le aperture a Taiwan e al Dalai Lama. Ma ora la Cina ha dato il suo appoggio per le sanzioni all’Iran e vuole passare direttamente alla cassa: non è destinata a cedere su Pyongyang, anzi, dice Bolton.
Bolton, uomo dell’Amministrazione Bush, sulla Corea del nord ha sempre avuto le idee chiare. Una volta un giornalista gli ha chiesto quali fossero le opzioni politiche verso la potenza nucleare di Pyongyang e lui, tanto per farsi capire, ha preso dalla libreria il testo “La fine della Corea del nord” e l’ha appoggiato sul tavolo senza dire nulla. “Credo ancora – continua l’ex ambasciatore – che l’America aspiri a far collassare il regime di Kim Jong-il. Ma i negoziati dell’Amministrazione Obama non porteranno a nulla”. Secondo Bolton l’unica merce di scambio che la Cina può offrire per legittimare l’isolamento di Pyongyang è un inasprimento della bozza dell’Onu sulle sanzioni all’Iran. Una mossa strategica che lascia il lavoro di annacquamento delle misure a Turchia e Brasile, gli ispiratori della diplomazia parallela con Teheran. “La Cina potrà da una parte dire che è d’accordo sull’inasprimento delle sanzioni, e dall’altra fare in modo che siano Brasile e Turchia, con l’appoggio dei russi, a indebolire il testo delle sanzioni”.
Le mosse diplomatiche della Russia sono avvolte da una cortina fumogena. La telefonata-fiume di Hillary Clinton con il ministro degli Esteri del Cremlino, Sergei Lavrov, ha avuto come esito un accordo sulle sanzioni piuttosto costoso per Washington, che ha tolto alcuni vincoli economici alle basi militari russe e ha scongelato la vendita all’Iran della batteria di missili antiaerei S-300, che darebbe la copertura cui Teheran aspira per difendersi da eventuali attacchi. In più, nelle ore delle trattative, Mosca lavorava trasversalmente per entrare nell’accordo Brasile-Turchia-Iran. Sono in molti a ritenere che le concessioni di Washington ai russi siano sproporzionate all’accordo su una bozza che, dice Bolton, “sarà debole e ininfluente”. Lo scenario esemplifica gli scampoli della dottrina che Obama ha spiegato sabato all’accademia di West Point, un misto di multilateralismo e vocazione onusiana che per Bolton “fa gli interessi delle potenze alternative all’America”. E l’ex ambasciatore non risparmia una frecciata al passato: “Obama sta proseguendo sulla linea del secondo mandato di Bush. Allora è stato commesso l’errore che oggi stiamo pagando: togliere la Corea del nord dalla lista degli stati canaglia”.
L’intreccio tra la Corea del nord e l’Iran è sempre più pericoloso. I due paesi hanno un’alleanza strategica – materiale nucleare arriva e parte dai porti della Corea del nord diretto verso l’Iran, e viceversa – e spesso l’approccio diplomatico usato con l’una tende a essere applicato anche all’altro (la bozza in discussione ora contro Teheran è, secondo le indiscrezioni, modellata sull’ultima applicata a Pyongyang). In mezzo ci sta la Cina, che in entrambi i casi vuole difendere sia i suoi interessi sia il suo ruolo nella regione. Gli Stati Uniti fanno pressioni soprattutto sulla rivalutazioni dello yuan – ancora ieri il segretario di stato americano Clinton, e il ministro del Tesoro, Timothy Geithner hanno ribadito la richiesta – e hanno più volte irritato i cinesi con le aperture a Taiwan e al Dalai Lama. Ma ora la Cina ha dato il suo appoggio per le sanzioni all’Iran e vuole passare direttamente alla cassa: non è destinata a cedere su Pyongyang, anzi, dice Bolton.
Bolton, uomo dell’Amministrazione Bush, sulla Corea del nord ha sempre avuto le idee chiare. Una volta un giornalista gli ha chiesto quali fossero le opzioni politiche verso la potenza nucleare di Pyongyang e lui, tanto per farsi capire, ha preso dalla libreria il testo “La fine della Corea del nord” e l’ha appoggiato sul tavolo senza dire nulla. “Credo ancora – continua l’ex ambasciatore – che l’America aspiri a far collassare il regime di Kim Jong-il. Ma i negoziati dell’Amministrazione Obama non porteranno a nulla”. Secondo Bolton l’unica merce di scambio che la Cina può offrire per legittimare l’isolamento di Pyongyang è un inasprimento della bozza dell’Onu sulle sanzioni all’Iran. Una mossa strategica che lascia il lavoro di annacquamento delle misure a Turchia e Brasile, gli ispiratori della diplomazia parallela con Teheran. “La Cina potrà da una parte dire che è d’accordo sull’inasprimento delle sanzioni, e dall’altra fare in modo che siano Brasile e Turchia, con l’appoggio dei russi, a indebolire il testo delle sanzioni”.
Le mosse diplomatiche della Russia sono avvolte da una cortina fumogena. La telefonata-fiume di Hillary Clinton con il ministro degli Esteri del Cremlino, Sergei Lavrov, ha avuto come esito un accordo sulle sanzioni piuttosto costoso per Washington, che ha tolto alcuni vincoli economici alle basi militari russe e ha scongelato la vendita all’Iran della batteria di missili antiaerei S-300, che darebbe la copertura cui Teheran aspira per difendersi da eventuali attacchi. In più, nelle ore delle trattative, Mosca lavorava trasversalmente per entrare nell’accordo Brasile-Turchia-Iran. Sono in molti a ritenere che le concessioni di Washington ai russi siano sproporzionate all’accordo su una bozza che, dice Bolton, “sarà debole e ininfluente”. Lo scenario esemplifica gli scampoli della dottrina che Obama ha spiegato sabato all’accademia di West Point, un misto di multilateralismo e vocazione onusiana che per Bolton “fa gli interessi delle potenze alternative all’America”. E l’ex ambasciatore non risparmia una frecciata al passato: “Obama sta proseguendo sulla linea del secondo mandato di Bush. Allora è stato commesso l’errore che oggi stiamo pagando: togliere la Corea del nord dalla lista degli stati canaglia”.